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Decreto energia, Francesco Sanna: un po' di chiarezza su come sono andate le cose

Un costo accettabile dell’energia è una delle chiavi di successo dell’industria manifatturiera e a volte condizione della sua esistenza. Lo sanno bene tutti coloro (lavoratori, imprenditori, rappresentanti politici e sindacali) che in tutti questi anni si sono adoperati perché il sistema industriale italiano potesse competere in Europa e nel mondo. Questo obiettivo si raggiunge con l’utilizzo delle migliori tecnologie di produzione energetica (che devono tener conto anche del fattore ambientale) e mantenendo basse le imposte che gravano sul suo costo. Bisogna poi evitare che differenze di trattamento tra le imprese, ad opera dello Stato, costituiscano aiuti, illegittimi perché falsano la concorrenza, di cui prima o poi in sede europea si chiede conto. Il caso ALCOA (ma potremo aggiungerne altri meno conosciuti di segno identico) dimostra che è inutile e dannoso forzare la mano.
Diversi Governi italiani, per alcuni anni, sono stati impegnati in un difficile negoziato con la Commissione Europea, per introdurre a favore delle imprese energivore del Paese - l’ossatura della nostra produzione manifatturiera - un regime speciale compatibile con le regole che si devono applicare in tutta Europa. Bruxelles ha deciso e approvato il piano italiano alla fine di maggio 2017, abbiamo avuto la possibilità di conoscere i complessi testi ufficiali a metà dello scorso giugno, c’è da fare in fretta per consentire al sistema di riassettarsi. Ci vuole urgentemente una legge nazionale che renda applicabile il piano.
Il Ministro dello Sviluppo Economico ha più volte dichiarato di voler realizzare il piano mediante un decreto legge, urgente perché servono alcuni mesi per la sua attuazione. Purtroppo, i provvedimenti già avviati alla discussione in Parlamento lasciano prevedere che la sua conversione possa avvenire tra il prossimo settembre o forse ottobre, quando le Camere sono impegnate nella sessione di bilancio. Per questo motivo ho ritenuto che la legge europea 2017 sia - per materia e rapidità di approvazione, essendo già in discussione alla Camera - il “treno legislativo” da utilizzare.
Per questo motivo, in zona Cesarini, ho presentato alcuni emendamenti alla legge europea che raccolgono il risultato del negoziato dei nostri Governi, così come approvato nella decisione della Commissione Europea. Da qui alcune necessarie precisazioni:
  1. gli emendamenti presentati sono stati giudicati idonei a “stare dentro” la legge europea 2017, ma questa non è ancora una approvazione nel merito;
  2. gli emendamenti sono un’ iniziativa del deputato Francesco Sanna, sostenuti e sottoscritti anche dal deputato Emanuele Cani, non del Governo, che pure si riconosce in quei contenuti in quanto sono per gran parte il risultato dei negoziati in sede comunitaria;
  3. chi appoggia la linea di una rapida applicazione degli accordi può sostenere molto laicamente che possono “entrare” nel sistema italiano o con un decreto legge, o con l’introduzione nella legge europea, ma non con entrambi: sono sistemi alternativi. Quindi bisognerebbe evitare che dalla stessa organizzazione sindacale o imprenditoriale giungano appelli ad adottare il decreto legge o ad approvare le norme nell’ambito della legge europea 2017;
  4. nell’esame di merito delle proposte emendative nella Commissione Attività Produttive della Camera il capogruppo del PD - leggersi i resoconti di giovedì scorso - ha sottolineato l’importanza dell’emendamento energivori. Al tempo stesso la relatrice del parere ha chiesto la trasmissione dal Governo di una relazione sull’impatto nella bolletta elettrica degli utenti elettrici, imprese e famiglie;
  5. il documento tecnico, la cui elaborazione è stata di una certa complessità, non è giunto in tempi così rapidi da poter essere utilizzato nella discussione per la redazione del parere in Commissione. Ho scelto allora di ritirare le proposte riservandomi di presentarle all’esame dell’aula. Consentendo dunque la valutazione documentata degli effetti sul mercato elettrico regolamentato. Se da questa valutazione dovesse nascere l’esigenza di modificare le proposte, anche per aver maggior consenso su di esse, questo non costituirebbe un problema;
  6. non è dunque vero, come ha scritto ieri sera una agenzia di informazione, che la Commissione Attività Produttive della Camera ha espresso parere contrario sugli emendamenti.
Suggerisco a tutti di stare ai fatti e anche di essere ottimisti, perché stiamo arrivando al dunque, e in un modo (legge europea 2017, come penso io) o in un altro (decreto legge) arriveremo rapidamente all’obiettivo.

Pubblicato il 10/7/2017 alle 21.37 nella rubrica Diario.

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